Castello di Neive e l'anima del Barbaresco

 

Conoscenza e rispetto del passato, attenzione e focalizzazione sul presente, sguardo rivolto al futuro.

Se dovessi utilizzare una sola frase per descrivere l’azienda Castello di Neive ancor prima dei loro vini, non potrebbe essercene una migliore di questa.

Una realtà – quella del Castello di Neive che da fedele appassionato di Langa e di Nebbiolo conosco da tempo e del quale ho avuto modo di bere i vini in svariate occasioni, ma che fino alla scorsa settimana non avevo avuto modo di approfondire.

Occasione che si è materializzata in concomitanza con la cena svoltasi venerdì 8 Maggio presso il ristorante Centosedici a Terracina alla presenza dell’enologo del Castello Claudio Roggero, durante la quale ho avuto modo di assaggiare quattro Barbaresco prodotti dall’azienda, oltre ad un Metodo Classico da Pinot Nero in purezza.

Neive, innanzitutto. Uno dei quattro comuni in cui si sviluppa la DOCG Barbaresco, luogo in cui il Nebbiolo è coltivato e vinificato da tempo immemore (sicuramente prima che venisse etichettata la prima bottiglia riportante il nome Barolo o Barbaresco), e che annovera all’interno del proprio territorio diversi cru di grande prestigio, in primis Albesani, probabilmente l’unico in grado di rivaleggiare alla pari con i più prestigiosi terroirs del comune di Barbaresco (come Asili o Rabajà), ma più in generale – specie nella sua Vigna Santo Stefano – uno dei più grandi cru di Langa tout court.

Ed è proprio qui che nasce – e si sviluppa con il tempo – il prestigio dell’azienda Castello di Neive, che oggi si estende per circa sessanta ettari, di cui “solo” ventisette vitati - nonostante disciplinare alla mano per la quasi totalità potrebbero essere utilizzati per produrre vino - e per la restante parte adibiti a noccioleti, altre colture o rimasti boscosi, a dimostrazione del rispetto che l’azienda nutre per il territorio e la sua biodiversità (oltre che per il consumatore finale, ma questa è un’altra storia ed un discorso che meriterebbe un intero post a parte).

Diversi le MGA in cui questi terreni ricadono, e che danno vita a tante etichette diverse, solo quattro però di Barbaresco: il Barbaresco Castello di Neive (che definire base è quasi offensivo e riduttivo), il Barbaresco Gallina ed il Barbaresco Albesani Santo Stefano, il gioiello dell’azienda, che nelle annate considerate di pregio viene prodotto anche nella versione Riserva, etichetta ritenuta – assolutamente a ragione – una delle più iconiche e rappresentative della denominazione.


Venendo alla serata, dopo l’aperitivo di benvenuto con loro Metodo Classico (Pinot Nero in purezza con 48 mesi di affinamento in bottiglia sur lies), si è passati alla degustazione dei tre Barbaresco attualmente in commercio, tutti relativi all’annata 2022, annata caratterizzata dal caldo, con picchi di temperatura estremamente elevati specie nelle vigne meglio esposte e soleggiate.

Vini diversi per impostazione e riuscita, anche se tutti molto eleganti nei profumi oltre che ben equilibrati all’assaggio e di notevole persistenza, anche se “accumunati” dai caratteri dell’annata, in cui l’alcolicità – seppur nei limiti – ed un tannino leggermente asciugante si sono fatti sentire.

Infine, abbiamo avuto la fortuna di assaggiare anche il Barbaresco Santo Stefano Riserva 2016, in cui, complice la grande annata ed il tempo trascorso in bottiglia, la magia del Barbaresco è emersa in tutta la sua prepotenza, regalando un sorso complesso, profondo ma al tempo stesso piacevolissimo.

Insomma, vini di eccellenza (la cui descrizione di dettaglio trovate alla fine di questo post), pienamente in grado di testimoniare nel bicchiere il terroir di Neive e la sapienza enologica dell’azienda.

Azienda in cui non mancherò di passare la prossima volta – spero molto presto – in cui tornerò nelle mie amate Langhe.

Gli assaggi

PN Metodo Classico 2020

100%Pinot Nero. 48 mesi sui lieviti. 5000 bottiglie

Dorato. Perlage molto fine, naso didattico anche se non particolarmente espressivo e complesso. Bocca in continuità, equilibrata e persistente ma al tempo stesso un po' monocorde e senza grosse concessioni di piacevolezza. 88

 

Barbaresco 2022

100% Nebbiolo. 24 mesi in botti da 35hl. 50000 bottiglie

Granato, tipologico. Naso con tante note (viola su tutte) e nel complesso molto piacevole, ma un po' "confusionario" o per meglio dire non particolarmente netto nei profumi. Bocca precisa ed equilibrata, anche se ad un certo punto emerge l’alcol e limita la complessità gustativa. Persistenza nella norma. 89

 

Barbaresco Gallina 2022 Tonneau da 500L

100% Nebbiolo. 24 mesi in tonneaux da 500l. 5000 bottiglie

Granato molto bello con leggera tendenza aranciata. Naso balsamico (eucalipto, mentolo), frutti rossi, elegante e preciso nei profumi. Bocca coerente, in cui l’alcol si sente pur restando nei limiti. Tannino fitto e leggermente asciugante ma non invadente. Ottima persistenza 91

 

Barbaresco Albesani Santo Stefano 2022

100% Nebbiolo. 24 mesi in botte da 35hl. 15000 bottiglie

Granato leggermente più intenso, oltre che più vivo e giovanile. Naso più complesso, marcato dalle spezie, oltre che da rimandi balsamici, eterei e di carne. Bocca elegante, ancora molto giovane ma stratificata. Tannino pieno ma estremamente fine. Persistenza molto lunga, austera e profonda. Dico una bestemmia ma più che un Barbaresco mi ricorda un grande Taurasi 92+

 

Barbaresco Albesani Santo Stefano Riserva 2016

100% Nebbiolo. 24 mesi in botte da 35hl. 8000 bottiglie

Granato con tendenza aranciata. Naso molto bello, più complesso e divertente, maturo ma non evoluto. China, etereo, scorza arancia, carne. Bocca molto precisa, di grande equilibrio e profondità, piacevole ma al tempo stesso austera. Alcol praticamente impercettibile, tannino vellutato. Grande persistenza, finale coerente al resto. Splendido, anche in ragione della grande annata. 95


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