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Visualizzazione dei post con l'etichetta I miei assaggi / My tasting notes

L'ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA

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Lo riconosco. Amo i vini maturi, quelli capaci di emozionare, quelli da cui non sai mai cosa aspettarti ma che sanno sorprenderti. Di riflesso, apprezzo tendenzialmente poco i vini giovani, specie quelli blasonati ma in commercio da pochi mesi. Per questo motivo - oltre che per altri che potrete immaginare - sono decisamente scettico nei confronti di guide e/o critici che incensano etichette da pochissimo sul mercato, premiandole con giudizi il più delle volte fuori dalla grazia del Signore (che spero non me ne voglia per questo ardito accostamento...). Naturalmente, in questo ambito così come in ogni altro, esiste l'eccezione a conferma della regola. Che stavolta si chiama San Leonardo 2020. Eh sì, l'iconico Grand-Vin di casa Guerrieri Gonzaga, taglio bordolese di Cabernet Sauvignon (in prevalenza), Carmenere e Merlot, anche in questa versione super-premiato dalla critica. Rosso che ho provato - con il mio consueto scetticismo misto naturalmente a rispetto ed interesse - duran...

MAMOIADA NEL BICCHIERE

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Vinzas Artas è una delle realtà emergenti ma al tempo stesso già più interessanti del comprensorio di Mamoiada. Letteralmente significa letteralmente Vigne Alte, dato che i vigneti sono stati tra i 600 e gli 850m.s.l.m.. Questo Sa Lahana 2019 è un Cannonau in purezza prodotto intorno ai 750m di altitudine, nella Ghirada da cui prende il nome. Vigneto reimpiantato nel 2010, rese basse. Fermentazione sulle bucce in tini aperti, senza utilizzo di lieviti selezionati. Un anno di botte di rovere cui segue un anno in bottiglia. Produzione super-limitata (1000 bottiglie per l'annata che ho avuto modo di assaggiare). Al colore mi colpisce per integrità: rosso rubino molto bello, sfumature aranciate appena accennate e percepibili, con archetti netti e definiti ad anticipare ricchezza strutturale e contenuto alcolico. Al naso sembra un vino etneo, al punto che avendolo assaggiato nel corso di una degustazione cieca, ero convinto provenisse da quelle zone: esplosivo, minerale, ferroso...

OLTRE IL PRECONCETTO

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Metti una sera a cena. In cui per affiancare dei pici al tartufo ed un'ottima tagliata, dopo una rapida ricerca in cantina scelgo di aprire il Sagrantino Chiusa di Pannone 2008 di Filippo Antonelli. Quindici anni possono essere pochi per (alcuni) grandi vini, ma nella stragrande maggioranza dei casi risultano un ostacolo invalicabile, anche quando i soggetti sono etichette ricche di blasone e/o provenienti da terroir che per definizione, quasi fosse un volere divino e precostituito, vengono ritenuti capaci di evoluzioni pressoché infinite. Ma che invece, alla riprova dei fatti, raramente - o quantomeno non certo nella maggioranza dei casi - sanno regalare emozioni, con profili olfattivi stanchi ed evoluti  e con strutture che hanno perduto da tempo il grip e la progressione dei giorni migliori. Stavolta, per mia fortuna, le cose sono andate in maniera alquanto differente. Con un Sagrantino - si, avete letto bene, il tanto bistrattato e vituperato Sagrantino, che la vulgata o il com...

Fontalloro, l'essenza del Sangiovese di Castelnuovo Berardenga

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Se mi chiedessero un aggettivo – uno soltanto – che senza eccezione alcuna identifichi ogni grande vino degno di questo nome ed al di là del suo valore assoluto, a mio giudizio sarebbe TERRITORIALE, inteso come “espressione pura ed autentica del terroir da cui questo prende vita”. Infatti, rimanendo in Italia – quindi senza sconfinare in casa dei nostri amati/disprezzati cugini d’Oltralpe, verso zone in cui il concetto di terroir trova la sua assoluta sublimazione – credo che nessuno potrebbe obiettare sul fatto che il Barolo Riserva Monfortino incarni l’essenza dei vini di Serralunga d’Alba, o che il Pergole Torte rappresenti simbioticamente i caratteri del Sangiovese di Radda, oppure che il Taurasi Riserva di Mastroberardino esprima in maniera viscerale l’anima dell’Aglianico di Montemarano. E di esempi, in tal proposito, potremmo farne tantissimi, anche nei confronti di territori divenuti celebri utilizzando vitigni internazionali, ma comunque grandi in ragione della capacità ...

Ayunta Calderara Sottana: quando un assaggio spiega più di mille parole

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Minerale e vulcanico, oltre che l’immancabile ed immarcescibile naturale sono senza timore di smentita alcuni degli aggettivi più di moda nel fantasmagorico e mirabolante mondo del vino. Darne una definizione corretta e sensata attraverso semplici parole, però, il più delle volte si rivela un inutile esercizio di stile, perché al di là di confini molto spesso labili – con la tendenza a sfociare nella filosofia e che pertanto si prestano alle interpretazioni più fantasiose e personali – è piuttosto complicato cercare elementi che forniscano un accostamento diretto tra il nettare degli dei e caratteri propri della terra quali sono minerale e vulcanico. Per non parlare del concetto di naturale in riferimento al vino, senz’altro il termine più abusato con cui chiunque si interessi a questione enoiche prima o poi finisce con il fare i conti. Al contrario, è assai più facile ricondurli e soprattutto ritrovarli all’interno di alcuni vini “eletti”, capolavori di virtù ed equilibrismo i...