EMIDIO PEPE ED IL VINO VERO

 

Tante volte, dai miei amici – più o meno appassionati – mi è stato chiesto da cosa deduco che un vino sia effettivamente grande.

Sul significato di grandezza in un vino si può discutere, ma di certo, dopo anni di eventi, giri per cantine, cene con gli amici, chiacchierate con i produttori e soprattutto tanti ma tanti assaggi, posso dire con certezza che cosa accomuna (più o meno) tutti i grandi vini, o per meglio dire tutti i vini veri, autentici, frutto ed espressione della terra da cui provengono e non di un processo – seppur perfetto – partorito sulla carta e reso possibile dalle tecniche enologiche in cantina.

La progressione al palato e la persistenza.

Il grande vino entra sottovoce, quasi fosse un flebile sussurro, lasciandoti – soprattutto le prime volte - una sensazione iniziale di smarrimento.

-Ma come, tutto qui? Questo vino costa una tombola, quindi come minimo mi aspettavo di sentire i proiettili!

Tutto ciò dura però qualche secondo, perché poi, piano piano, istante dopo istante, il vino cresce, e con esso sia le sensazioni “tattili” che l’intensità del gusto, ma senza mai eccedere e soprattutto senza mai compromettere la caratteristica più importante di un vino: la bevibilità.

E’ un crescendo rossiniano, che in alcuni casi non ha praticamente fine, protraendosi in alcuni casi per interi minuti, in cui pur senza più avere il vino in bocca continui a percepirne ancora il gusto.

Esattamente il contrario di quello che succede (quasi sempre) nel momento in cui capita di bere vini costruiti, in cui il naso è potentissimo e l’assaggio parte sempre in maniera esplosiva, ma come un petardo dopo un po' finisce tutto, ed in bocca rimane davvero poco.

Perché nel 2026 – sappiatelo bene – un vino si può costruire praticamente al 100% a tavolino: colore, profumi, intensità, complessità, retrogusto. L’unica cosa che ancora (forse) non si può creare in laboratorio è la persistenza.

Volete un esempio per tutti rimanendo in Italia?

I vini di Emidio Pepe, grande produttore abruzzese che ci ha lasciato poche settimane fa, capace con gli anni di creare uno stile quasi unico di “rustica eleganza”, che poi le sue figlie Daniele e Sofia nell’ultimo decennio hanno ulteriormente perfezionato, riducendo sempre più la presenza di difetti che in alcuni casi limitavano fortemente alcune annate.

Vini longevi, in alcuni casi – maggiormente in passato, meno di recente – difficili da approcciare in giovane età, ma capaci con gli anni di acquisire complessità ed eleganza ma senza mai perdere il loro carattere identitario.

Negli ultimi tempi, nell’ordine ho bevuto il loro Montepulciano 2017, il Trebbiano 2022 ed il Cerasuolo 2024.

Vini diversi, per struttura, complessità ed evoluzione, ma tutti e tre accomunati dalla caratteristica sopra menzionata: ingresso in punta di piedi, crescendo rossiniano, eccellente bevibilità, persistenza lunghissima.

Costano tanto? Di certo non sono vini economici (e purtroppo temo che con la scomparsa di Emidio lo saranno sempre meno), ma hanno carattere, verità e personalità da vendere.

E di sicuro, se dovessi consigliarvi una bottiglia da 50 euro o giù di lì – questo è uno degli indirizzi a cui vi direi di rivolgervi senza indugio.

Commenti