Un bel libro intorno al vino (ma non solo) …


"Non sono un alcolizzato. Ho la passione per il Bordeaux, tutto qui"

Una frase semplice, quasi sibillina, che nasconde però una problematica di non poco conto che chiunque condivida la passione per il Nettare di Bacco (e non soltanto lui) si ritrova prima o poi a dover “gestire”, ossia il rapporto con il vino e con il suo eventuale abuso.

Una sorta di “dichiarazione di innocenza” che è alla base del romanzo che ho voluto raccontarvi, che ho scoperto grazie al suggerimento di un mio grande amico e che confesso di aver approcciato con diffidenza e circospezione, ma che andando avanti con la lettura ho trovato sempre più interessante,fin quasi illuminante.

“L’irresistibile eredità di Wilberforce”, secondo fatica letteraria dello scomparso scrittore britannico Paul Torday e pubblicato nell’ormai lontano 2009, è un libro leggero ma al tempo stesso capace di scavare nella profondità dell’animo umano, che ha per protagonista uno schivo e brillante programmatore di computer, divenuto ricco grazie al successo dell’azienda di software da lui stesso fondata.

Francis Wilberforce conduce una vita senza affetti né interessi, scandita da un lavoro che non lo appassiona più, cibi precotti e bevande di scarsa qualità, fino a che l’incontro casuale con Francis Black, anziano proprietario di un’enoteca e conoscitore di vini di pregio, lo introduce alla passione per i grandi Chateau di Bordeaux, permettendogli inoltre di conoscere la bellissima ed – apparentemente – inaccessibile Catherine, che da lì a poco diventerà sua moglie.

Tutto sembrerebbe portare verso il lieto fine, se non che l’acquisto della smisurata cantina un tempo appartenuta a Francis – nel frattempo defunto e da lui sempre considerata alla stregua di un’eredità, nonostante per averla si sia dovuto accollare i debiti che l’amico aveva fatto in vita – e con essa la disponibilità ininterrotta di vini da degustare (si fa per dire), spingerà sempre più Wilberforce verso una progressiva ma inesorabile discesa negli inferi dell’alcolismo, in una spirale di offuscata follia ed autodistruzione che lo accompagnerà sempre più verso il baratro, arrivando addirittura ad essere causa scatenante della morte dell’amata moglie.

L’intera vicenda è suddivisa in quattro capitoli, ognuno relativo ad un anno (“Un romanzo in quattro vendemmie” recita il sottotitolo) ed ha la particolarità di essere narrata in retrospezione, come fosse una pellicola che lentamente si riavvolge al contrario, bruciando e divorando tutto quello che c’è stato prima, facendo progressivamente comprendere come la realtà descritta in precedenza dal protagonista fosse distorta dalla sua mente ormai ottenebrata dal patologico abuso di vino.

Leggendo le prime pagine del libro sembra quasi essere un inno alla bellezza della vita e dell’edonismo ad essa associata, primo fra tutti quello di degustare il vino. Man mano che la storia entra nel vivo, man mano che si comprende la portata del dramma umano del protagonista, si scende sempre più verso il basso, nei problemi associati all’abuso patologico di alcol, che piano piano toglieranno a Wilberforce stabilità economica, salute ed affetti.

Questo, ma anche molto altro, è “L’Irresistibile Eredità di Wilberforce”, un romanzo capace di far riflettere, aiutandoci – forse – a mettere il piacere e le passioni al posto in cui dovrebbero stare: un posto importante, certo, ma mai davanti alla nostra stessa esistenza.

Il piacere e la passione hanno il fondamentale compito di accompagnare la vita di tutti i giorni, devono essere sollievo e valvola di sfogo, devono aiutarci ad allietare i momenti tristi che questa inevitabilmente ci mette davanti, ma non possono arrivare a determinarne i contorni, cancellando di fatto ogni forma di relazione – personale ma non solo – con il mondo reale.

Quando il piacere arriva a dominarti, molto spesso finisce per essere la causa della tua stessa distruzione.

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